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Casa delle Culture

A vederlo da Corso Telesio, il palazzo che ospita la Casa delle Culture non dà ancora l'idea delle sue dimensioni reali. Tre portali arcuati al piano terra, una loggia con ringhiera in ferro che occupa per intero il primo piano, tre finestre in alto. Una facciata importante, ma non del tutto particolare. È invece il lato a est, quello che dà sul Crati, che restituisce l'effettiva imponenza del palazzo, altissimo rispetto al livello della strada sul fiume. Proprio su questo lato sono visibili resti di mura romane in opus reticulatum, la caratteristica tecnica costruttiva a rete di conci squadrati diffusa nell'edilizia romana tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C.

L'edificio fu costruito agli inizi del Seicento dalla Confraternita di Santa Maria del Popolo come conservatorio per le figlie dei sarti. Soppresso nel febbraio del 1816, fu destinato a sede del Decurionato cittadino, anche se il Comune ne prese possesso effettivo solo nell'agosto del 1831, quando lo elesse sede del palazzo municipale, fino al 1959. Per qualche anno ospitò anche il Ginnasio Telesio, poi rimase in parte abbandonato. Nel 1997 il Comune ne fece la Casa delle Culture, un centro polifunzionale per mostre, convegni, rassegne musicali e cinematografiche. All'esterno una lapide ricorda Matteo Renato Imbriani Poerio; nell'atrio una seconda è dedicata al medico biologo Pasquale Rossi. Al primo piano la Sala Gullo — già Sala del Consiglio Comunale fino al 1969 — conserva le pitture murali realizzate nel 1889 da Rocco Ferrari con i ritratti degli uomini illustri della città, commissionate per celebrare la nomina a sindaco di Bernardino Alimena. Oltre alla Sala Gullo, gli spazi ospitano una mostra permanente dedicata a Cosenza nell'Ottocento — con costumi d'epoca, fotografie e oggetti della vita civile e contadina — e alcune opere d'arte contemporanea, tra cui lavori di Fiorenzo Zaffina e Angelo Aliglia. Una sezione è dedicata a Vincenzo Vocaturo, figura chiave nella trasformazione urbanistica della città moderna tra fine Ottocento e primo Novecento.

Momento ideale
sempre, negli orari di apertura.
Accessibilità
l’edificio si trova su Corso Telesio 98, nel centro storico pedonale. L’accesso all’ingresso principale non presenta barriere architettoniche significative.
Cultura locale
la Sala Gullo prende il nome da Fausto Gullo, avvocato e politico cosentino, ministro dell’Agricoltura nel primo governo De Gasperi, noto per i decreti che aprirono la strada alla riforma agraria nel Mezzogiorno.
Itinerario consigliato
dal palazzo si raggiunge in pochi passi il Complesso di San Domenico. Risalendo lungo Corso Telesio, la Cattedrale di Santa Maria Assunta e il Museo Diocesano.

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