Chiesa di San Francesco di Paola a Cosenza

Su Corso Plebiscito, sulla riva nord del fiume Crati, la Chiesa di San Francesco di Paola occupa un punto di cerniera tra il centro storico e la città moderna. È qui che il Patrono della Calabria soggiornò abitualmente durante i suoi soggiorni a Cosenza, e la grotta posta dietro l’edificio — in cui si conserva una croce di legno che la tradizione vuole deposta dal Santo stesso — ne fa ancora oggi un luogo di devozione viva. La fondazione risale al 10 febbraio 1510, per opera dei Padri Minimi guidati da Padre Bernardino da Cropalati, compagno e confessore del Santo: il complesso fu edificato su un terreno ceduto dalla nobile famiglia De Matera e fu il primo convento dell’Ordine costruito dopo la morte di Francesco di Paola. La facciata, segnata da un campanile secentesco a torre quadrata con cuspide, si apre con un portale bronzeo i cui pannelli raccontano per immagini la vita del Santo calabrese.
L’interno, a navata unica, fu decorato nel 1720 con stucchi barocchi su disegno del maestro napoletano Giovanni Calieri. Vicino all’ingresso si impone il grandioso sepolcro marmoreo di Ottavio Gaeta, datato 1593 e opera dello scultore carrarese Raimo Bergantini: al di sopra dell’urna, entro nicchia, la statua di un guerriero; alle basi delle paraste lo stemma della famiglia. Sulla parete destra due tele settecentesche — una Sacra Famiglia e una Madonna col Bambino tra San Francesco da Sales e San Francesco di Paola — e la statua lignea seicentesca del Santo, intagliata e dorata.
Sull’altare maggiore la preziosa pala di Cristofaro Faffeo, ascrivibile ai primi anni del Cinquecento: un trittico con la Madonna col Bambino al centro e i Santi Caterina d’Alessandria e Sebastiano ai lati. Il cappellone di San Luca, formato da due cappelle comunicanti con coperture cupoliformi, custodisce l’opera di Pietro Negroni del 1551 raffigurante la Madonna col Bambino in gloria con i Santi Paolo e Luca.
Sul lato sinistro della navata, una statua lignea di San Michele Arcangelo di scuola napoletana del XVIII secolo. Il convento — con un bel chiostro quadrato di sei campate per lato, con arcate a pieno centro su colonne monolitiche in piperno tagliate in un solo pezzo — ha vissuto soppressioni, usi militari e dispute legali tra i Padri Minimi, il Comune e lo Stato: solo nel 1929 i Paolotti rientrarono in possesso di una parte del complesso. Oggi il corpo principale ospita l’Archivio di Stato di Cosenza.





