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Galleria Nazionale di Cosenza — Palazzo Arnone

La Galleria Nazionale di Cosenza è la più importante pinacoteca della Calabria. Ha sede nel cinquecentesco Palazzo Arnone, nel centro storico, e raccoglie opere che documentano momenti significativi dell'arte italiana — in particolare meridionale — dal Trecento ai giorni nostri. Il percorso espositivo apre sul Rinascimento napoletano di Pietro Negroni e Marco Cardisco, per esplodere nella teatralità del Seicento con le grandi tele di Mattia Preti — il Cavalier calabrese nato a Taverna nel 1613, che affrescò la volta della Concattedrale di San Giovanni Battista a La Valletta — e con la fastosa pittura di Luca Giordano. Di Preti sono esposte le Fatiche di Ercole, la Rebecca che nasconde gli idoli, la Sofonisba proveniente con ogni probabilità dalla dispersa Collezione Ruffo, la più importante raccolta seicentesca della Calabria. Di Giordano la Veduta con rovine classiche e figure e la Jezabel dilaniata dai cani, capolavoro della maturità. Nel percorso anche le opere di Pacecco de Rosa, Carlo Maratta, Sebastiano Conca e Corrado Giaquinto.

La sezione grafica di Umberto Boccioni raccoglie sessantacinque opere tra disegni, pastelli, acquerelli e incisioni provenienti dalla prestigiosa collezione americana di Lydia Winston Malbin, che documentano l'attività dell'artista dal 1906 al 1915: di particolare interesse gli studi preparatori per La risata, oggi al MoMA di New York. Le sculture di Giorgio de Chirico, Emilio Greco, Antonietta Raphaël, Pietro Consagra, Mimmo Rotella e Bizhan Bassiri completano il panorama del Novecento. Dal 2010 la Galleria espone in comodato d'uso la collezione Banca Carime, oggi proprietà di Intesa Sanpaolo: trentotto opere che documentano un'area artistica prevalentemente meridionale. L'opera più antica è il dipinto attribuito a Giovanni Bellini con la collaborazione del fratello Gentile raffigurante Cristo al Calvario e il Cireneo, eseguito intorno al 1460. Il Seicento è rappresentato da un’altra costellazione di artisti: la monumentale Santa Caterina d'Alessandria di Innocenzo Tacconi, allievo di Annibale Carracci; il Sogno di San Giuseppe di Andrea Sacchi; le opere caravaggesche di Battistello Caracciolo, Jusepe de Ribera, Gerrit van Honthorst e Dirk van Baburen; le tele pendant Santa Lucia e Sant'Agnese di Francesco Guarino; e ancora di Mattia Preti il Cristo e la Cananea. Per il Settecento le opere di Francesco Solimena, Paolo De Matteis, Francesco De Mura e Pietro Bardellino. La sezione moderna e contemporanea include il Ritratto femminile di Silvestro Lega, tra i maggiori esponenti dei macchiaioli, e il pastello Gisella di Umberto Boccioni del 1907, capolavoro prefuturista dell'artista. Le espressioni contemporanee del territorio sono documentate dalle opere di Cesare Berlingeri, Giulio Telarico e Alfredo Pirri. Nel 2025 la collezione si è arricchita con opere provenienti dai sequestri alla criminalità — un atto di restituzione civile oltre che culturale.

Il palazzo che accoglie tutto questo ha una storia lunga e non sempre gloriosa. Avviato agli inizi del Cinquecento da Bartolomeo Arnone, regio questore della Provincia, e completato dal fratello Ascanio, fu acquistato nel 1558 dal Fisco Regio e trasformato in sede del potere civile e giudiziario — la Regia Udienza e il Presidio della Calabria Citeriore. Ben presto acquisì anche funzione carceraria, documentata già dal 1585. Due incendi, nel 1734 e nel 1747, lo resero temporaneamente inagibile. Il terremoto del 1854 fece crollare il terzo piano, che non fu mai ricostruito — da qui la forma attuale con il piano attico più basso rispetto al corpo principale. La facciata intonacata in un caldo color terracotta è scandita da finestre rettangolari incorniciate in pietra chiara. Al centro campeggia il bel portale cinquecentesco, commissionato nel 1546 a tre scultori — Bartolomeo Bendini, Bartolomeo Lascala e Carlo Manarino — con figure di vittorie agli spigoli e stemmi lapidei ai lati attribuibili all'epoca di Carlo V. Due lapidi marmoree completano il prospetto: quella di destra ricorda il centenario della Repubblica Partenopea del 1799, anno in cui davanti all'ingresso fu eretto l'Albero della Libertà; quella di sinistra commemora l'apertura della strada regia verso i Casali. Dall'androne con volta a botte — dove campeggiano tre stemmi nobiliari affrescati nel 1649 e sono esposte le belle carrozze ottocentesche provenienti dal Palazzo Campagna di Mendicino — si accede al cortile interno con la scenografica scalinata doppia in ferro battuto. Negli anni Ottanta il Ministero per i Beni Culturali acquistò e restaurò l'intero complesso, destinandolo a sede museale.

Momento ideale
sempre, negli orari di apertura. La prima domenica del mese l’ingresso è gratuito nell’ambito dell’iniziativa ministeriale “Domenica al Museo”. Il programma di mostre temporanee è aggiornato sul sito ufficiale della Galleria.
Accessibilità
il palazzo è dotato di ascensori e percorsi privi di barriere architettoniche. Ingresso da Via Gian Vincenzo Gravina, 2. Parcheggio disponibile nelle immediate vicinanze.
Cultura locale
a pochi passi dalla Galleria, in Piazza Parrasio, lo storico Gran Caffè Renzelli — nato nel 1803, tra i più antichi d’Italia — offre la varchiglia alla monacale e la Torta Telesio, due tra i dolci che raccontano la pasticceria cosentina.
Itinerario consigliato
dalla Galleria scendi verso Corso Telesio per raggiungere il Museo dei Brettii e degli Enotri, che racconta la Cosenza preromana. Oltre a visitare tutto quello che offre il centro storico, tra cui il Duomo e il Museo Diocesano, con una piacevole passeggiata puoi raggiungere – soffermandoti prima alla Chiesa di san Domenico – Corso Mazzini con il suo MAB, il Museo all’Aperto Bilotti. Qui oltre 30 sculture, tra cui quelle di de Chirico, Manzù e Rotella, dialogano con la città nuova.

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